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La Dispensa

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In questo luogo si riponevano alimenti di rapido utilizzo nonchĆ© attrezzi di vario uso. Le derrate più ingombranti a lunga conservazione quali farina, cereali e legumi, venivano stipate nei ā€œmaiazzĆØā€, cioĆØ magazzini a pianterreno. Le finestre del riposto erano prive di vetri ma con doppie grate per consentire una costante aerazione. Le porte erano chiuse e le chiavi le deteneva la governante o la donna più autorevole e anziana della casa. Vi si conservavano infatti formaggi in corso di stagionatura, salumi e carni appesi in gabbie di rete, orci di terracotta contenenti olio, olive e altre conserve, stipi ovvero vasi con coperchio per alimenti grattugiati, innumerevoli ceste per contenere verdure e frutta di stagione dette ā€œcannistriā€ in vimini intrecciati. E poi ancora vi si conservavano pentole e coperchi in rame di varie dimensioni e altro genere di vasellame quali le forme in terracotta per le marmellate e i geli, gli attrezzi per fare il pane tra cui u scaniaturi (tavola su cui veniva impastata la farina), a sbriula e u sbriuni (marchingegni per impastare il pane) i crii (grandi setacci), il lasagnaturi, le pale e le teglie per infornare pani, biscotti e scacce, i lemmi (recipienti per lavare posate e piatti). Inoltre vi si custodivano candele, petrolio per alimentare lucerne e lumi, scaldini in ferro (scaffamani) e conche in ottone per la brace usati per riscaldare gli ambienti e a volte anche i letti, per la qual cosa venivano ricoperti da strutture circolari lignee dette ā€œcircuā€.

E ancora pesantissimi ferri da stiro in ferro, caffettiere napoletane in lamiera e strani alambicchi antenati delle moderne macchinette per il caffĆØ, grattugie in ferro per pangrattato e formaggio, e lanne di alluminio cioĆØ scatole diverse atte a contenere biscotti, gusci di cannoli e altro.

E ancora casse contenenti sacchi di juta e altra biancheria da cucina.

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