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La Cucina
LāAMBIENTE: La cucina, rivestita con maioliche decorate, ĆØ conservata nella sua originalitĆ . A sinistra āa tannuraā, blocco dove si produceva e manteneva lāacqua calda utilizzata in molteplici modi, dalla cottura dei cibi al riempimento delle vasche da bagno, al lavaggio di resistenti macchie da tessuti o pavimenti. Di fronte alla porta vi ĆØ il blocco lavaggio mentre sulla parete di destra il forno a legna e il camino da cottura. Completano lāarredo vari armadi e mensole pieni di utensili e biancheria. Al centro due tavoli con funzioni diverse: una ābuffettaā sulla quale gli aiutanti di casa consumavano i pasti e un tavolone col ripiano in marmo sul quale si preparavano le pietanze.
USI E COSTUMI: IL MONSĆ Simbolo di eleganza e ricchezza, la nobiltĆ siciliana consumava anche piatti di ispirazione francese riadattati dal proprio cuoco: il Monsù. Tale appellativo deriva dal francese āMonsieurā. Chiamati talvolta con il nome di battesimo ed il cognome della famiglia presso cui prestavano servizio, altre volte con nomignoli suggestivi, alcuni di loro raggiunsero grande fama fi no ad essere trattati alla stregua di artisti. Tra il Settecento e l’Ottocento, questi capocuochi d’oltralpe integrarono le sofisticate tecniche francesi ā come le riduzioni, i fondi di cottura, la pasta frolla e la besciamella ā con gli opulenti e generosi ingredienti della terra siciliana. Il risultato ĆØ una gastronomia monumentale, barocca e ricca di contrasti, dove il dolce si mescola regolarmente al salato. Proprio ai monsù si devono piatti come il gateau di patate al formaggio, le sarde a beccafico, il timballo del Gattopardo, la carne agglassata e la caponata di Maria Carolina.
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