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Chiesa Parrocchiale di San Martino

  

L’intitolazione della chiesa al vescovo di Tours risalirebbe almeno all’anno 1006; non vi è certezza se già all’epoca si trovasse in questa o in altra collocazione, magari più al centro dell’antico borgo. Quella attuale, fuori le originarie mura è, nella sua completa estensione, almeno di origine romanica, come testimonierebbero le decorazioni ad archetti pensili e a dentelli a coronamento dei muri perimetrali esterni della navata centrale e delle laterali. Dopo ampliamenti ordinari durante i secoli XVI-XVII, che potrebbero aver interessato la costruzione o ricostruzione del campanile e la sacrestia, certamente il coro e la cappella gentilizia dei Borromeo dedicata originariamente a Santa Caterina e le riforme barocche, di cui rimangono l’imponente altare maggiore (1760), l’altare della Madonna del Rosario e le balaustre, tutti in marmi policromi, ha subìto importanti e pesanti rimaneggiamenti negli anni 1882/1885 su progetto dell’architetto vercellese Giuseppe Locarni (1826-1902), che hanno interessato soprattutto la facciata e gli interni. Il Locarni aveva coinvolto il pittore vercellese Carlo Costa (1826-1897), collaboratore attivo in molti altri suoi cantieri, che all’interno dipinse motivi in stile, pareti a fasce e volte a cielo stellato e sulla facciata intonacata, come d’uso all’epoca, riprodusse un finto paramento murario; tali decorazioni pittoriche, piuttosto deteriorate, sono state in un caso coperte e nell’altro caso rimosse, in accordo con la soprintendenza, durante i più recenti restauri nei primi anni ’80 del XX secolo. L’interno è a tre navate, con volte a crociera. Al fondo della navata di destra, l’attuale cantoria, già cappella di S. Caterina e poi di S. Giovanni Battista, si conservano i resti di un affresco quattrocentesco con chiari elementi riconducibili alla scuola del novarese Tommaso Cagnola, al cui centro è raffigurato il “matrimonio mistico di Santa Caterina di Alessandria” con la martire sulla sinistra, ben riconoscibile dall’attributo della ruota, la Vergine al centro, con il mantello aperto e sorretto da due angeli, mentre ai due lati si possono scorgere donne offerenti e uomini incappucciati con le schiene scoperte e i flagelli; per il resto la parete affrescata è suddivisa in riquadri, incompleti, che riproducono scene della vita di S.Giovanni Battista. Nella navata di sinistra spicca un dipinto su tavola, restaurato nel 2018, attribuito a Giuseppe Giovenone il Giovane o alla sua scuola raffigurante una Sacra Conversazione, con la SS. Vergine e il bambino al centro, S. Giuseppe, un Santo Vescovo, S. Francesco, S. Caterina e angeli musicanti; sullo sfondo, al centro di un paesaggio collinare, campeggia la riproduzione di una non meglio individuata piazza urbana. Nella navata di destra vi è una tela (1853) attribuita a Vittorio Fagnani raffigurante S. Rocco. L’affresco, delicato benché molto rimaneggiato, di una Madonna con Bambino, su una delle colonne che separano la navata centrale da quella laterale destra, testimonia anche visivamente che le colonne, prima degli interventi ottocenteschi, dovevano essere a pianta quadrata e che gran parte della chiesa poteva essere in origine affrescata; completano l’interno e sono degne di nota, le pitture di Luigi Morgari (1857-1935), tutte databili al 1906, rappresentanti nel presbiterio, sulla parete di destra la battaglia risorgimentale, su quella di sinistra la morte di S. Martino, mentre nel coro, ai due lati dell’altare, S. Carlo Borromeo e S. Giovanni Nepomuceno. Delle opere d’arte presenti sembra giusto ricordare anche il paliotto d’altare settecentesco in scagliola di bottega casalese dedicato alla Madonna del Rosario, e la tela del Sacro Cuore (1950), opera di Luigi Guglielmino (1885-1962), entrambe nelle omonime cappelle. I lampadari interni, progettati dall’arch. Gian Mario Pasquino ed eseguiti in ferro battuto da Aldo Ferraris risalgono al 1976. Nel corso dei restauri degli anni ‘80, oltre alle riforme citate sono state realizzate nuove vetrate del tipo a rullo veneziano e sono stati restaurati tutti gli affreschi ad opera dell’artista bergamasco Carmelo Rota Bachì, che ha dipinto anche una suggestiva crocifissione su una parete nel retro della sacrestia. Il battistero usato attualmente di fronte alla cappella del S.Rosario è stato realizzato su disegno dell’arch. Paola Balocco. All’esterno la facciata a salienti presenta quattro lesene coronate da capitelli e pinnacoli in pietra e una decorazione ad archetti pensili in cotto, che richiamano lo stile romanico lombardo. Il disegno del Locarni per la facciata si basa sugli studi e scritti dell’architetto Edoardo Arborio Mella (1808-1884), riguardanti appunto l’architettura romanica e gotica lombarda. L’articolato apparato decorativo lapideo comprendente la cornice esterna e centrale del rosone, l’intera zoccolatura, i capitelli delle lesene, i cinque pinnacoli e il portale, fu realizzato in Pietra di Saltrio, una roccia calcarea compatta di origine sedimentaria, color grigio cenere. Le cave di questa roccia, ormai pressoché esaurite, si trovano in Val Ceresio, in provincia di Varese; oltre alle cornici delle finestre, con motivo a tortiglione in cotto, risaltano le cinque formelle circolari in ceramica policroma poste a croce come d’uso nel romanico. Proprio il portale e la lunetta, ulteriore opera del Morgari (1906) raffigurante San Martino a cavallo nell’atto di donare metà del proprio mantello ad un mendicante, sono stati oggetto di restauro nel 2016. La chiesa parrocchiale di San Martino servì da infermeria per i feriti e da alloggio per i soldati durante i combattimenti del 30 e 31 maggio 1859; nella vasta produzione artistica e grafica sulla battaglia di Palestro la chiesa è sempre rappresentata in stile barocco. Lo stato deplorevole in cui fu lasciata dopo i famosi fatti d’arme portò, a distanza di circa due decenni, ai citati interventi di riforma.

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Nota per essere stata teatro della famosa battaglia di Palestro durante la Seconda Guerra di Indipendenza Italiana, oggi, con il suo patrimonio culturale e la strategica posizione di contatto tra la Lombardia e il Piemonte, è tra le principali tappe della #ViaFrancigena nella #Lomellina. ------------------------- Per scoprirla meglio è stato realizzato questo video dal Comune di Palestro con il prezioso contributo di Edison Gas e Luce. Pronti a salire sulle ali di #SkylabStudios e lasciarsi andare al cammino francigeno?

RIFERIMENTI DOCUMENTARI E BIBLIOGRAFICI

  • Archivio parrocchiale di Palestro
  • Archivio comunale di Palestro
  • AA.VV., Palestro, numero unico, Gallardi e Ugo Editori, Vercelli 1893 (rist. 1961, 1974, 1989)
  • AA.VV., Memorie di un architetto, Torino 1897
  • R. Orsenigo, Vercelli Sacra, Vercelli 1909
  • G. Battezzati, Palestro, Gallardi, Vercelli 1921 (rist. 1991)
  • E. Zambelli, Memorie sulla storia antica di Palestro, Paltrinieri, Novara 1959
  • E. Zambelli, Palestro - memorie cronistoriche, S.E.T.E., Vercelli 1970
  • E. Zambelli, Palestro - memorie cronistoriche, supplemento al 1° volume, S.E.T.E., Vercelli 1971
  • M. Merlo, Castelli, rocche, case-forti, torri della Provincia di Pavia, Volume Primo, Editrice Fusi, Pavia 1971
  • A. Bongianino, Palestro, la Festa del Castello, Palestro 1975
  • V. Cervetta (a cura di), Ossario di Palestro (1893-1993), Comune di Palestro, 1993
  • E.Zanone, Palestro 1940-1945, Gallo, Vercelli 1995
  • AA.VV., Parrocchie allo Specchio, Saviolo, Vercelli 1996
  • AA.VV., Approfondimenti di storia palestrese, Comune di Palestro, 1998
  • E. Zanone, Le chiese di Palestro, Vercelli 2003
  • AA.VV., 1006-2006 La chiesa Parrocchiale di Palestro, Vercelli 2006
  • E. D. Vicini, Educazione forma e decoro: le scuole lomelline del secondo ottocento al primo novecento, in Viglevanum, Anno XXVIII, aprile 2018

 

Testi Arch. Riccardo Pasquino
Fotografie Andrea Fornasini
Traduzioni in inglese a cura della Scuola Secondaria di I grado F. Ressico di Palestro. (Anno Scolastico 2018-2019)

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