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Duomo e la Cappella di San Brizio

  

Simbolo della città, il Duomo di Orvieto è un gioiello dell’architettura romanico-gotica. Il “Giglio d’oro” delle cattedrali, per via dei suoi mosaici dorati che illuminano la splendida facciata, custodisce i capolavori di Luca Signorelli e Francesco Mochi e il sacro lino del Miracolo del Corpus Domini.
La costruzione del Duomo di Orvieto ebbe inizio nel 1290 per volontà di Papa Nicolò IV. Il primo progetto del disegno della facciata della Cattedrale è probabilmente da attribuire ad Arnolfo di Cambio al quale seguì, dopo circa vent’anni, Lorenzo Maitani. I lavori andarono avanti per oltre 3 secoli.
La facciata del Duomo di Orvieto è unica al Mondo per i suoi mosaici e per il rosone di Andrea di Cione detto l’Orcagna. Il progetto generale è opera di Lorenzo Maitani, caput magister della Fabbrica dal 1310 al 1330. A lui si deve l’immagine del Duomo attuale poiché anche i suoi successori seguirono il modello e le indicazioni del maestro senese. La facciata è impreziosita dai bassorilievi alla base delle quattro guglie che raffigurano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento (Genesi, Albero di Jesse, Episodi della vita di Gesù e Giudizio Universale) mentre i mosaici raccontano scene di vita di Maria: dalla Natività della Vergine all’Assunzione in cielo, dall’Annunciazione all’Incoronazione.
La Cattedrale è dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo e la presenza della Vergine è rappresentata anche dalla scultura in bronzo posta sopra il portale centrale mentre le altre statue, sempre in bronzo, rappresentano simbolicamente i 4 Evangelisti: l’Angelo (San Matteo), il Leone (San Marco), l’Aquila (San Giovanni) il Toro (San Luca).
L’interno della cattedrale ha uno stile sobrio illuminato dal rosone e dalla grande vetrata gotica posta dietro l’altare. Si apprezzano una grande acquasantiera in marmo, il fonte battesimale e, sul lato sinistro, la Madonna in trono con Bambino e angeli di Gentile da Fabriano (1425). Nella navata centrale si può ammirare l’intero ciclo scultoreo degli Apostoli e dei 4 Santi protettori “tornati” in Cattedrale nel 2019 dopo 122 anni di esilio.
Ai lati dell’abside sull’altare maggiore sono state ricollocate le statue dell’Annunciazione di Francesco Mochi. Un capolavoro della scultura del Seicento che rappresenta l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata. La statua dell’Angelo è considerata la prima scultura barocca della storia.
Ai lati dell’altare si aprono le due cappelle: quella del Corporale e quella Nova (o di San Brizio).
Nella cappella del Corporale, affrescata con le opere di Ugolino di Prete Ilario ed altri artisti, si conserva la reliquia del Miracolo Eucaristico avvenuto a Bolsena nel 1263 cui è legata l’istituzione della Festa del Corpus Domini. Sempre in questa cappella è custodito ed esposto il Tabernacolo del Corporale. Sopra l’ingresso della cappella del Corporale si trova l’organo monumentale disegnato e scolpito da Ippolito Scalza, mentre allo stesso Scalza è attribuito il gruppo scultoreo della Pietà.
Nella Cappella Nova o di San Brizio si trova uno dei maggiori cicli pittorici del Rinascimento avviato da Beato Angelico e terminato da Luca Signorelli. Il Giudizio Universale è un capolavoro del pittore cortonese in un alternarsi di scene apocalittiche e di redenzione. Il tema e le raffigurazioni create dal Signorelli furono di ispirazione per Michelangelo nella realizzazione degli affreschi della celebre Cappella Sistina.

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