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La via dell’ossidiana

Le pietre impiegate durante il Neolitico per ottenere strumenti scheggiati o levigati sono molto numerose: selce, serpentino, diorite, diaspro, talvolta persino cristallo di rocca. In molti casi non si tratta di materiali indigeni, ma importati anche da aree lontane.
Ricostruire il luogo di provenienza di questi prodotti e le vie percorse dagli antichi mercanti significa individuare la rete di contatti che univa una comunità ad altre contemporanee: lungo questi percorsi si diffondevano i messaggi culturali e le innovazioni tecnologiche.
L’ossidiana eĢ€ il materiale che durante tutta l’etaĢ€ del Neolitico assume la funzione di fossile guida per la ricostruzione degli antichi percorsi.
Durante la successiva etaĢ€ del Bronzo, saraĢ€ invece l’ambra a costituire un potente canale di trasmissione culturale dal Mare del Nord e Mar Baltico al Mediterraneo, attraverso un percorso che oggi eĢ€ possibile ricostruire con relativa facilitaĢ€.
L’ossidiana eĢ€ un vetro vulcanico duro e fragile, che puoĢ€ essere scheggiato come la selce per ottenerne strumenti dai margini molto taglienti. I punti in cui si rinviene sono molto limitati; nel Mediterraneo occidentale l’ossidiana si trova a Pantelleria, a Lipari, a Palmarola e in due siti della Sardegna.
I manufatti di ossidiana rinvenuti nella valle del Fiora sono piuttosto abbondanti: da dove veniva la materia prima?
Nel caso dell’abitato di Poggio Olivastro si hanno piuĢ€ di 600 manufatti di ossidiana provenienti principalmente da Sardegna, Palmarola e Lipari, mentre eĢ€ assente l’ossidiana di Pantelleria.
Oltre che fare luce sull’origine degli scambi, la diffusione dell’ossidiana indica che le genti del Neolitico avevano acquisito un’indubbia abilitaĢ€ di navigatori.

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