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Natività

  

Domenico Beccafumi (Siena 1486-1551) nel 1540-1550, Montesanto di Sellano, Chiesa di Santa Maria, olio su tavola, 153 x 122

La tavola mostra in primo piano la Madonna e San Giuseppe in adorazione del Bambino e sullo sfondo, separati dall’arida quinta di rocce, due episodi conseguenti alla nascita del Figlio di Dio: l’Annuncio ai pastori sulla sinistra e il Corteo dei Magi sulla destra.
Il candore dell’incarnato del volto della Vergine e la dolcezza del suo sguardo amoroso rivolto al Figlio, rafforzano l’umiltà e la serenità del personaggio, del quale il Beccafumi ha reso un’interpretazione poetica e dignitosa allo stesso tempo. La grande umanità di Giuseppe si rivela nello sguardo mite rivolto al piccolo Bambino che, sollevando il capo, lo guarda a sua volta.
L’erculeo Gesù adagiato sopra ad una roccia resa più accogliente con un poco di fieno ed un semplice panno bianco, è colto in una complessa e sofisticata torsione del corpo, non adeguata alla sua tenera età, ma sapiente omaggio del pittore senese all’arte di Michelangelo Buonarroti.
Nel dipinto il progressivo stemperarsi della luce e l’impasto risolto con poche pennellate, segnano l’evoluzione finale dello stile manierista del pittore senese che tende ad una sperimentazione del “non finito”, per creare con la luce un insieme fluente e ordinato.

STORIA DELL’OPERA

L’opera di Domenico Beccafumi proviene dalla chiesa di Santa Maria Assunta in Montesanto di Sellano, dove era collocata sul terzo altare della navata di destra dedicato a San Giuseppe. La Natività fu commissionata da una donna di Sellano come si legge nel cartiglio sulla base della cornice: PIENTISSIMA MULIER MARIANGELA SPERANTIAE F(ieri) C(uravit). L’iscrizione, letta da Federico Zeri nel 1962 quando per primo l’attribuì al pittore Domenico Beccafumi, in seguito al restauro della sola tavola voluto da Francesco Santi nel 1964, divenne illeggibile perché nascosta da una successiva ridipintura subìta dall’intera cornice rimasta invece in chiesa.

FEDERICO ZERI E LA NATIVITÀ’: LA RICOSTRUZIONE DELL’INSIEME

Fu il primo che le restituì la paternità, attribuendola fin dal 1961 al pittore senese Domenico Beccafumi. Fu colui che nel 1997 durante una sua visita al Museo Diocesano di Spoleto diede avvio alla ricomposizione dell’insieme, smembrato in seguito al restauro della tavola nel 1964 e allo smontaggio della cornice successivo al terremoto del 1979. Dopo una lunga serie di indagini diagnostiche non invasive è stata rinvenuta, tra le tante mostre di altare smontate provenienti dalle chiese terremotate, quella che celava sotto la ridipintura il cartiglio letto nel 1961 dal famoso storico dell’arte. La cornice venne quindi restaurata e l’insieme finalmente ricomposto nella sua veste cinquecentesca.

L’ICONOGRAFIA

Ad un primo sguardo sembra essere una tradizionale iconografia della Natività, ma ad una maggiore attenzione dei dettagli ci accorgiamo della presenza di codici iconografici secondari che fanno dell’opera uno scrigno di simboli che andiamo a scoprire e interpretare.
Il principale è quello del Bambino che non guarda la Madre o i fedeli, ma intraprende un intenso dialogo di sguardi con il Padre, proprio a sottolineare l’importanza che egli svolge per quell’opera, collocata dalla sua realizzazione nell’altare della Confraternita dei Falegnami che in San Giuseppe ha il suo Santo patrono.

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