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San Fereolo

  

La cappella di San Fereolo è una delle tante chiesette che, come sentinelle, proteggono le campagne di Dogliani. Situata sulla sommità della collina di Valdibà, con la sua forma ottagonale e la copertura della cupola in lose di Langa è uno dei gioielli architettonici del doglianese. La sua storia, come peraltro quella della maggior parte degli edifici religiosi, presenta radici molto lontane: già nel 1600 si parlava di “Valle Sancti Fereoli”. Interessante è il fatto che la cappella è stata intitolata a un martire di Lione e protettore di Besançon. San Fereolo fu un soldato romano martirizzato, come molti altri, all’epoca dell’imperatore Diocleziano a causa della sua fede, nell’anno 304 dopo Cristo, in Gallia, nell’attuale città di Vienne, nel dipartimento dell’Isère nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi. La sua carica di tribuno militare ne aggravò lo strazio e fu così torturato a lungo. La spiegazione sta nel fatto che, a quei tempi, uno dei punti di riferimento della comunità cristiana doglianese era la cappella di Santa Maria della Pieve che allora dipendeva dai canonici regolari di Oulx, la cui influenza andava oltralpe. L’ opera d’arte più significativa dell’interno é la grande pala d’altare raffigurante l’Immacolata Concezione con, ai suoi piedi, san Ferreolo (a sinistra di chi guarda), sant’Antonio Abate e San Chiaffredo (a destra). Intorno agli anni ’70, il pittore doglianese Giovanni Albesiano ha eseguito un intervento di restauro decorativo per ripristinare gli interni che erano quasi scomparsi nel tempo, creando, grazie soprattutto alle decorazioni e ai colori, un grande effetto cromatico e scenografico.

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