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Chiesa di Santa Maria Maggiore

  

Chiesa par­rocchiale di Santa Maria Maggiore (1778-1836), così chiamata in quanto madre di altre pievi della zona.  Opera neo­classica a una sola navata progettata da padre Sigi­smondo Legatti di Conegliano al posto di un edificio di culto esistente dal 1186. Di rilievo la pala del 1597 di Gasparo Narvesa (Pordenone 1558- Spilimbergo 1639) Guarigione di un’indemoniata per intercessione dei Santi Floriano e Valentino; e Transito di San Giu­seppe, opera di Michelangelo Grigo­letti (Pordenone 1801-1870) del 1868.

Sopra il portone d’ingresso possiamo ammirare la Fuga in Egitto, affresco realizzato da Ales­sandro Pomi (Mestre 1890 – Venezia 1976) nel 1955, mentre sul primo alta­re a destra merita attenzione la pala del 1923 raffigurante San Antonio da Padova, Michele Arcangelo, Luigi Gon­zaga e Giovanna d’Arco, del cordenone­se Erminio Manfrin (1898 – Argentina 1984), forse più noto come architetto per le importanti realizzazioni di edi­fici pubblici in sud America. Sempre risalenti al periodo tra il 1923 e il 1929 sono le dieci statue in gesso degli apo­stoli, creazione di uno dei più quota­ti scultori del tempo, Luigi De Paoli (Cordenons 1857 – Pordenone 1947). La sua Caduta di Icaro, opera del 1892,  oggi purtroppo conservata in una collezione privata non disponibile alle visite, venne inviata a rappresen­tare la scultura italiana all’Esposizio­ne mondiale di Chicago dove ottenne il Gran premio. Più recente è la statua di Santa Francesca Cabrini, di Pierino Sam (Tiezzo 1921 –2010), autore an­che delle tredici stazioni in rame sbal­zato della via Crucis.

Un regalo della famiglia Galvani è invece il gruppo marmoreo dell’alta­re del XVIII secolo, di Giuseppe Tor­retti (Pagnano 1664 – Venezia 1743), recuperato a Venezia da una chiesa in demolizione. Un’opera d’arte del maestro del Canova, ancora oggi ammirata e studiata nei corsi di scultura e inserita nelle serie delle “pietà” più note del settore. In par­ticolare spiccano il Cristo morto ret­to da Angeli, posto nella nicchia e il tabernacolo, datati 1719. Completano l’altare le statue di San Pietro e San Paolo, scolpite da Emilio Marsili (Venezia 1841-1926) nel 1872 e da Antonio Nardi nel 1816. Interes­sante anche l’altare del Rosario, del XVIII secolo, acquistato nel 1808 a Venezia con sculture (una bellissima cornice con Angeli che sorreggono un tendaggio ed una figura di Ma­donna) ancora di Giuseppe Torret­ti. Splendida produzione di Giuseppe Rampogna (Cordenons 1868-1946) è la grande corona in legno del 1904 d’ispirazione settecentesca che sovrasta l’abside.  Dello stesso scultore è la Madonna con Bambino custodita nella Cap­pella di San Pio. Ancora, sul tondo del soffitto del coro, troviamo le Virtù teologali del 1792 di Giovanni Moretti, mentre in quello della nava­ta una Incoronazione di Maria del 1844 di un pittore provinciale veneziano di nome Fabris. Di recen­te realizzazione sono i due affreschi, sulle pareti laterali dell’abside, raf­figuranti l’annunciazione e la visita dei Magi, opera di Michele Pezzut­to. Le vetrate istoriate della chiesa di Santa Maria Maggiore sono opera di Pietro Casarini (1967); i soggetti sono: Pentecoste, il Martirio di San Stefano, la rinuncia dei beni di San Francesco, Padre Pio da Petralcina, Padre Kolbe, San Giovanni Bosco, Martin Luther King, Papa Giovanni XXIII e Papa Paolo VI. Uscendo dalla chiesa lo sguardo non può non sof­fermarsi sulle formelle in bronzo del portale realizzate da Luciano Car­nessali dopo il terremoto del 1976. Accanto alle immagini del sisma vi sono quelle delle filandiere (omaggio alla filanda che ha caratte­rizzato la piazza per tutto il secolo scorso) che guardano con speranza verso l’Anśul del campanile (opera in rame battuto del veneziano Giu­seppe Bottacini) e il Cristo risorto.

L’altare centrale nel lato destro del­la chiesa ospita il Reliquiario della Santa Croce, in argento sbalzato e dorato, realizzato nel 1846 da Giaco­mo Bortolotti imitando la custodia della Croce del duomo di Gorizia. Della Reliquia della Santa Croce si ha notizia dal 1721 quando il vesco­vo ordinò di toglierla dalla sacrestia e custodirla nel tabernacolo dell’al­tare dedicato alla Madonna del Ro­sario. Nel 1762 venne poi spostata in un reliquiario ligneo accanto alle reli­quie di San Pacifico e San Fortunato.

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