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Vicoli

La conformazione urbanistica di Città della Pieve risale alla prima metà del sec. XIII quando l’antica Castel della Pieve, già sottomessa da Perugia fin dal 1188, si afferma come libero Comune. La maglia urbana presenta soluzioni tipiche della prima civiltà comunale: le strade larghe e in curva evidenziano la presenza della classe dei cavalieri che andavano alla guerra con il cavallo; le strade a ridosso, più strette e ad andamento frammentato, indicano invece la classe dei pedoni, contadini inurbati, che usavano l’arco e la balestra. Così nello scontro tra le due classi, i cavalieri potevano sfuggire al tiro dei pedoni tramite la curvatura delle strade; invece i pedoni si difendevano tramite la struttura dei vicoli impenetrabili al cavallo.

Il Perugino

Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino o come Pietro Perugino (Città della Pieve, 1448 circa – Fontignano, 1523), è stato un pittore italiano. Titolare in contemporanea di due attivissime botteghe, a Firenze e a Perugia, fu per un paio di decenni il più noto e influente pittore italiano. Fuse insieme la luce e la monumentalità di Piero della Francesca con il naturalismo e i modi lineari di Andrea del Verrocchio, filtrandoli attraverso i modi gentili della pittura umbra. Fu maestro di Raffaello.

Palio dei Terzieri

Nel 1250 i Terzieri vengono nominati per la prima volta nell'atto di sottomissione a Perugia quando, dopo un brevissimo intervallo di autonomia e libertà dovuto alla protezione dell'imperatore Federico II di Svevia, l'antica Castel del Pieve veniva soggiogata dalla città del Grifo.

L'impianto urbanistico definitivo risale all'epoca comunale ed è giunto all'incirca immutato fino ai giorni nostri; esso è caratteristizzato da una sagoma della città che ricorda per certi versi quella di un'aquila che avanza minacciosa verso Roma. I Terzieri hanno origine dalla suddivisione della città medioevale in tre porzioni di terreno, le parti dell'aquila si identificano con i Terzieri, che a loro volta si riferiscono a tre classi sociali: alla testa corrisponde il Terziere Castello o Classe dei cavalieri (Aristocrazia), alla pancia il Terziere Borgo Dentro (Borghesia), all'ala-coda il Terziere Casalino o Classe dei Pedoni (Contadini).

Oggi i cavalieri del Palio dei Terzieri rievocano l'antica caccia del Toro, sfidandosi nell'arte del tiro con l'arco, colpendo sagome rappresentanti la razza dei tori chianini fissate su pedane mobili.

IL PALIO

Il Pallium storico che viene conteso ogni anno dai Terzieri, è uno splendido arazzo dipinto, opera del maestro pievese Antonio Marroni, raffiugrante gli arcieri nell’atto d rendere omaggio al Maestro di Campo (giudice della gara), prima del segnale di inizio della competizione. Sullo sfondo azzurro i monumenti più significativi della città e, in basso, i simboli dei Terzieri: il Castello medievale, il Pozzo del Casalino e la Rocca del Borgo Dentro; in alto lo stemma di Città della Pieve con i due biscioni viscontei omaggio all’alleanza con la Repubblica di Milano. Come cornice una decorazione di trofei e armature cinquecentesche.

Il giorno del Lancio della Sfida, il 15 agosto, il Pallium viene riconsegnato dal Terziere vincitore dell’ultima edizione nelle mani del Podestà di Castel della Pieve, per essere gelosamente conservato nella sede comunale da cui uscirà il giorno della Caccia del Toro, per figurare nel grande corteo storico preceduto dal gonfalone della città.

LA CACCIA AL TORO

La Caccia del Toro del Palio dei Terzieri rievoca, in forma incruenta, le antiche "Cacce" senesi, una sorta di corride che ancora ai tempi del Perugino si svolgevano nella vicina città ghibellina, alla quale Città della Pieve, per secoli ribelle allo Stato della Chiesa, è legata da sempre per storia, tradizioni, cultura.

Il giorno del palio, dopo il corteo storico che parte da Piazza Plebiscito e accompagna gli arcieri al Campo di Santa Lucia, si svolge la gara di tiro con l'arco. I campioni, tre per ogni Terziere, hanno a disposizione tre frecce per ciascun tiratore. I bersagli sono tre sagome mobili in forma di toro chianino, montate su un'unica giostra; ogni toro di legno ha una fascia con i colori del rispettivo Terziere. Dal primo al terzo turno, la velocità della giostra aumenta e cogliere il bersaglio diventa ancora più difficile.

Zafferano

Quando si parla di zafferano, poche persone sanno di cosa realmente si parla e quali sono i metodi di coltivazione per ottenere questa preziosissima spezia. Lo zafferano (crocus sativus L.) è una spezia ricavata dagli stimmi del fiore del croco, una pianta della famiglia delle Iridacee. A Città della Pieve lo zafferano è coltivato in piccoli campi con tecnica di coltura annuale, che consiste nel prelevare dal terreno i bulbi-tuberi al termine di ogni ciclo vegetativo (luglio/agosto) per poi rimetterli a dimora in un appezzamento di terreno differente da quello precedente.

Questa tecnica consente di effettuare una selezione di bulbi-tuberi migliori e ciò permette generalmente di ottenere stimmi più lunghi, che garantiscono una migliore qualità della spezia. La raccolta dei fiori avviene manualmente tra ottobre e novembre, nelle prime ore del mattino quando i fiori sono ancora chiusi, per non danneggiare i principi attivi fondamentali presenti negli stimmi: la crocina, che conferisce il colore rosso vivo; la picrocrocina, che da il sapore amarognolo; il safranale, che esprime il tipico aroma. Subito dopo la raccolta viene fatta la sfioratura, cioè la separazione degli stimmi dal fiore, quindi si procede all'essiccazione, fatta a temperature adeguate a mantenere inalterate le caratteristichde della spezia. Tutte le operazioni colturali, della piantagione dei bulbi alla raccolta del fiore, alla sfioratura ed all'essiccazionve, vengono fatte a mano.

La produzione dello zafferano a Città della Pieve è documentata fin dal XIII secolo. Lo zafferano allora era usato perlopiù per tingere i tessuti visto che la città era un importante centro di produzione del panno. Testimonianza di tale coltivazione e di tale uso si trova negli Statuti di Perugia del 1279, e negli statuti cinquecenteschi di Città della Pieve. Oggi la presenza del Consorzio Il Croco di Pietro Perugino, che raggruppa numerose aziende dedite alla coltivazione dello zafferano garantisce il mantenimento di questa importante produzione attraverso la tutela e la salvaguardia della tipicità e peculiarità dello zafferano di Città della Pieve.

La Rocca

Autoritratto del Perugino

Il Battesimo di Cristo

L'Adorazione dei Magi

Touch Screen

Nel Paesaggio del Perugino

In volo su Città della Pieve

Zafferano: l'Oro Rosso

Palio dei Terzieri

La Fiera di San Rocco

La Notte del Barbacane

De Burgi Gaudio

Preparando il Palio dei Terzieri

Il Corteo

La Caccia al Toro

Terziere Borgo Dentro

Terziere Casalino

Terziere Castello

Il Percorso Museale

Il Palazzo della Corgna

1900 - 1929

1930 - 1959

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Drone Tour

Gusto

Al Poggio dei Papi - Loc. San Litardo, 34
Città della Pieve - Tel. 0578 - 297027

 Antica Cantina - Via Vannucci, 25
Città della Pieve - Tel. 327 - 7386646

 Bistrot del Duca - Via Po' di Mezzo, 3
Città della Pieve - Tel. 0578 - 298008

 Certe Notti - Str. Stat. 71, 54 Po' Bandino
Città della Pieve - Tel. 0578 - 226781

 Da Bruno Coppetta - Via Vannucci 90
Città della Pieve - Tel. 0578 - 298108

Dandy's - Via Garibaldi, 20
Città della Pieve - Tel. 0578 - 299320

 Il Capriccio - Vocabolo San Litardo, 25
Città della Pieve - Tel. 0578 - 298105

 Il Fornello - Vocabolo Fornello, 205
Città della Pieve - Tel. 0578 - 294235

 Il Pozzetto - Via Stradone, 178 Moiano
Città dellla Pieve - Tel. 0578 - 294598

 Il Saltapicchio - Via Marconi, 26
Città della Pieve - Tel. 0578 - 298435

 Il Vin Verso - Via Roma, 27
Città della Pieve - Tel. 346 - 5611851

 La Fonte del Folletto - Str. Stat., 71 Nord, 13 - Città della Pieve - Tel. 0578 - 298752

 Le Sibille - Viale Cappuccini, 7
Città della Pieve - Tel. 0578 - 298927

 Locanda della Picca - Località Il Monte
Città della Pieve - Tel. 0578 - 299403

 Matrioska - Strada statale 71 Nord, 54
Città della Pieve - Tel. 0578 - 222170

 Quo Vadis - SP308 Fondovalle, Loc. Ponticelli - Città della Pieve - Tel. 0578 - 249030

 Ristorante Silvana - Vicolo del Gesù
Città della Pieve - Tel. 0578 - 298311

 Ristorante Zafferano - Via Vanni, 1
Città della Pieve - Tel. 0578 - 298063

 Ristoro Bio Le Due Valli - Vocabolo Madonna delle Grazie n.6
Città della Pieve - Tel. 0578 - 299822

 Rosticceria Il Castello - Via Garibaldi, 65
Città della Pieve - Tel. 331 - 4462551

 Taverna del Perugino - Via Vannucci, 37
Città della Pieve - Tel. 0578 - 298848

 Trattoria Serenella - Via Fiorenzuola, 32
Città della Pieve - Tel. 0578 - 299683

Prodotti Tipici

VINO E OLIO

Il vino di Città della Pieve appartiene alla classificazione D.O.C. Colli del Trasimeno. La produzione è soprattutto vino rosso costituito all’80% ca. da vitigno sangiovese e dalla restante parte da vitigni tipici del Trasimeno. Il vino di Città della Pieve, fruttato con retrogusto leggermente amarognolo, è particolarmente indicato per carni e verdure. L’olio, che appartiene alla classificazione D.O.P. “Colli Orvietani”, è costituito soprattutto dalle varietà leccino, moraiolo, frantoio. L’olio pievese si caratterizza per essere piuttosto fruttato e di bassa acidità.

LO ZAFFERANO

Che lo zafferano si producesse in Umbria e quindi anche a Castel della Pieve a partire perlomeno dal sec. XIII é testimoniato dallo Statuto di Perugia del 1279 dove, si vietava nell'allora contado di Città della Pieve la semina della pianta da parte dei forestieri. Si trattava pertanto di una sorta di protezionismo doganale operata dalle autoritá della cittá dominante. Negli Statuti della Gabella di Castel della Pieve del 1530 compare, tra le altre rubriche, la raccolta di zafferano. Si precisa che i produttori pievesi devono denunciare al Comune entro l'8 novembre il loro quantitativo e conseguentemente pagare l'imposta. Si prevedono multe per coloro che non denunciano correttamente e si invita chiunque alla delazione sotto lauto compenso.

Negli Statuti del Danno Dato, sempre del 1530, si elencano minuziosamente tutti i possibili danneggiamenti ai campi di zafferano da parte d' individui o di animali e i relativi risarcimenti al proprietario. Da quanto sopra si evince che la produzione di zafferano era molto importante per l'economia della città. La pianta doveva principalmente servire alla tintura dei tessuti, se Castel della Pieve era un importante centro di produzione del panno fin dal sec. XIII. Alla fine degli anni ‘70 l'Agronomo Alberto Vigano impiantó nelle sue proprietá situate nel territorio pievese alcuni bulbi di zafferano provenienti dalla Spagna. Da questa esperienza derivarono in quegli anni altre coltivazioni condotte da alcuni coltivatori pievesi affascinati anch'essi dalla spezia. Nel giugno 2002, con la fattiva collaborazione dell'Amministrazione Comunale di Città della Pieve, della Comunità Montana Monti del Trasimeno e della Facoltà di Agraria di Perugia affiancate da altri soggetti quali Gal Trasimeno Orvietano, Slow Food – Condotta Trasimeno e Associazioni di Categoria, nasceva il Consorzio Alberto Viganò "Il Croco di Pietro Perugino – Zafferano di Città della Pieve".

Il Consorzio è costituito da 30 soci . Lo zafferano è commercializzato esclusivamente in fili per garantire la sua autenticità.

Dintorni

 

 

MADONNA DEGLI ANGELI - SALCI

L’itinerario si snoda lungo l’antico percorso della Via dell’Alpe di Serra in direzione di Roma. A circa 2 km da Città della Pieve si incontra la Chiesa della Madonna degli Angeli, edificata in stile gotico nel sec. XIV. La facciata è caratterizzata da un portale ogivale e da un campanile a vela. All’interno si trovano numerosi affreschi di scuola senese e orvietana tra i secc. XIV e XV. Di particolare rilievo, “L’Annunciazione” (metà sec. XIV) del pittore senese Jacopo di Mino del Pellicciaio, il quale si ispira all’analogo soggetto della tavola di Simone Martini conservata presso la Galleria degli Uffizi di Firenze. Dello stesso periodo è l’affresco raffigurante “La Natività” dell’ambiente del pittore orvietano Ugolino di Prete Ilario. Numerosi altri pittori di gusto più popolare hanno raffigurato il tema della Madonna col bambino, con spesso la presenza del committente: una sorta di ex-voto per lo scampato pericolo di morte da parte del nascituro. Dalla Madonna degli Angeli si scende, attraversando un bosco, verso la valle. Segue un percorso rettilineo caratterizzato ai lati da secolari querce. Si raggiunge poi una collina sulla quale è adagiato il borgo-castello di Salci. Le prime notizie risalgono al 1243, quando l’Imperatore Federico II stabilì in un diploma i confini del territorio di Città della Pieve. Il castello fu aspramente conteso da Orvieto e Città della Pieve fino a tutto il sec. XV. Dal 1497 appartenne alla famiglia Bandini, Signori dell’allora Castel della Pieve. Nel 1568 Pio V elevò Salci a sede di Ducato affidandolo a Lucrezia Bandini con il privilegio di istituire fiere e mercati. Dal 1574 subentrarono i Duchi Bonelli. Nel 1886 il territorio di Salci fu acquistato dalla marchesa Vittoria Spinola, figlia di Vittorio Emanuele II e della “bella Rosina”. Alla fase trecentesca risale la pianta del castello che si articola con due corti comunicanti tra loro, l’una quadrangolare (Piazza Bonelli) su cui affaccia il palazzo ducale e la chiesa di San Leonardo, e l’altra, di forma più allungata (Piazza Crescenzi) circondata da una serie di bassi edifici destinati alla residenza dei dipendenti, adibita a mercatale. Il borgo è dotato di due porte: quella di Orvieto ad est, quella di Siena ad ovest. Fuori della porta di Orvieto, in una collinetta, si trova un edificio detto “Il Granaro”, antica dimora degli affittuari, trasformato sul finire del sec. XIX in castello neogotico da Vittoria Spinola.

 

 

SAN BIAGIO – SAN DONATO

L’itinerario ripercorre l’antica Via dell’Alpe di Serra in direzione di Cortona. Lungo il percorso si possono apprezzare le ampie visuali che da Città della Pieve si aprono verso il Trasimeno e la Valdichiana, quel paesaggio che ha ispirato i celebri e armoniosi fondali del Perugino. In effetti il maestro di Città della Pieve nei suoi spostamenti tra la città natale e Firenze percorse spesso questa strada. Itinerario particolarmente sentimentale per essere immerso in quel paesaggio di dolci colline con in vista il lago e più oltre, quell’ampio spazio della Valdichiana che si apre verso l’orizzonte: quella tipologia dal vero, che, come un marchio d’origine è sempre presente nella mente del maestro pievese. A circa 3 km da Città della Pieve, in direzione di Moiano, su una boscosa collina, si trova la chiesa di San Biagio in diretto avvistamento della chiesa di San Donato. Di origine medievale come si evince dai blocchi in pietra che caratterizzano l’abside, molto simili a quelli della Torre Civica di Città della Pieve, la chiesa è stata rimaneggiata fra i secc. XVIII e XIX. Dalla chiesa di San Biagio si scende verso Moiano da dove si sale alla chiesa di San Donato, antica pieve (chiesa con fonte battesimale) medievale situata all’incrocio tra la Via dell’Alpe di Serra e la strada per Paciano e Panicale. La primitiva costruzione è stata rimaneggiata nel corso dei secoli soprattutto tra i secc. XVIII e XIX, come si legge nella lapide con data 1819 collocata nella parete a sinistra del portale di ingresso. A quel periodo risale anche il campanile di gusto neoclassico.

 

 

PANICALE

Per apprezzare il rapporto tra paesaggio reale e quello ideato dal Perugino è opportuno percorrere quell’itinerario ancora un po’ segreto che da Città della Pieve raggiunge Panicale attraverso il borgo di Paciano. Arrivati a Panicale, vero e proprio belvedere sul Trasimeno, si può osservare come il lago si presenti nella sua reale grandezza. Il suo perimetro sembra essere stato disegnato da una mente armonica: la penisola di Castiglione del Lago, sulla sinistra, rimanda all’Isola Polvese sulla destra e tra le due, al centro, emergono l’Isola Maggiore e l’Isola Minore. Tutt’intorno una corona di monti dagli ondulati profili cui fa da contrappeso, sulla sinistra, l’estensione dolcemente mossa della Valdichiana. Questa veduta ha certamente ispirato il Perugino nell’affresco raffigurante “Il martirio di San Sebastiano” della chiesa omonima a Panicale. L’affresco, realizzato nel 1505, è caratterizzato da una piramide centrale costituita da quattro arcieri di apollinea eleganza, come danzanti, intorno al corpo del santo che placidamente riceve le frecce. La piramide poggia su una piazza prospettica che ricorda quella della “Consegna delle chiavi a San Pietro” dipinta dal Perugino nella Cappella Sistina. Il tema del San Sebastiano è da porre in relazione all’imperversare della peste. Il Santo veniva ritenuto potentissimo contro l’epidemia per il fatto di aver subito il supplizio delle frecce. Infatti nella tradizione biblica i morbi epidemici venivano rappresentati come effetto del saettamento compiuto dalla vendetta divina ad opera degli angeli.

 

 

IL BUTARONE - LA FABBRICA

Tra la frazione Ponticelli e Chiusi stazione, nel fondovalle, si incontra una torre merlata, la Torre del Butarone, di origine medievale, che serviva da dogana tra i territori di Perugia e quelli della Repubblica di Siena e successivamente tra Stato della Chiesa e Granducato di Toscana. La torre costituiva anche un avamposto militare, come ci viene suggerito dalla denominazione Butarone o Bottarone, vale a dire grossa botta. Nelle vicinanze si incontra una costruzione chiamata La Fabbrica, costituita da un ponte sul quale poggia un elegante edificio. Si tratta di un regolatore delle acque del Canale della Chianetta realizzato nel tardo sec. XVIII, nel periodo della bonifica della Chiana Romana. Nel 1780, presso il convento di Sant’Agostino di Città della Pieve, veniva siglato il “Concordato Idraulico” tra papa Pio VI e il Granduca Pietro Leopoldo I di Toscana per la definitiva bonifica della Valdichiana. Si realizzava uno spartiacque all’altezza dell’odierna stazione di Chiusi. Pertanto le acque a nord di Chiusi venivano convogliate verso l’Arno tramite il Canale Maestro della Chiana, quelle a sud verso il Tevere, tramite il Canale della Chianetta. Fu nominato ingegnere della bonifica della Chiana Romana Andrea Vici, il quale era anche un valente architetto, già allievo del Vanvitelli. È probabile quindi che l’ideazione de La Fabbrica si debba proprio ad Andrea Vici.

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