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Il Castello

  

Le origini del castello di Cefalù sono da individuare nella necessità di arroccamento che i Bizantini ebbero per contrastare, nel passaggio dall’Antichità al Medioevo, le incursioni di Vandali e Goti prima e degli Arabi poi. La sommità della Rocca risulta frequentata già in Età greca e soprattutto ellenistico-romana, quando non è escluso che, alle generiche finalità di osservazione e segnalazione, si fossero sommate precise volontà di controllo e fortificazione del promontorio, con una qualche costruzione utile a tutti gli scopi. Infatti, una delle due torri che racchiudono la struttura centrale, vagamente rettangolare, è staccata dal resto del castello e potrebbe essere la prima opera impiantata sulla cima della Rocca. Il castello, di cui sono individuabili, al piano terra, otto ambienti più altre pertinenze, mentre è imprecisata la planimetria del piano superiore, rimase in abbandono per tutto il XIX sec. ma, nella prima metà del ‘900, era ancora quasi tutto in piedi, per poi andare in rapida rovina fino ai tardivi, e tuttavia eccezionali, interventi di consolidamento, recupero e restauro del 1990/1992. L’intera area del complesso castrale è circondata, a quota 260 m. s.l.m., dalla terza cinta muraria merlata, estrema difesa per una costruzione oggi completamente diruta, ma che, con la sua articolazione, i continui interventi di ristrutturazione e manutenzione, la singolarità di vari materiali utilizzati, dimostra la notevole importanza mantenuta ininterrottamente dall’età bizantina a quella aragonese: ben noto ai viaggiatori arabi, fu a lungo sede del Vescovo, che esercitava il suo dominio feudale sulla Città e la diocesi, per poi diventare, per volontà dell’imperatore Federico II di Svevia, che lo fece ampiamente ristrutturare dopo averlo sottratto al potere vescovile, sede del castellano, il funzionario del sovrano, e così fu in età angioina, aragonese e fino all’ultimo, rimosso nel 1738. Il periodo di sua massima importanza fu alla fine del XIII sec., quando, per ordine di Carlo I d’Angiò, in considerazione della sua posizione geografica e della sua imprendibilità, vi fu custodito il Tesoro della Corona; durante la Guerra del Vespro, con la quale la Sicilia si liberò dagli Angioini, vi furono tenuti prigionieri, in vero piuttosto comodamente, prima il figlio di Carlo I, Carlo II lo Zoppo, fra il 1284 e il 1285, e poi il figlio di questi, Filippo, dal 1300 al 1302, entrambi catturati dai Siciliani in vittoriose battaglie navali.

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