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La Rocca di Cefalù – Piazza Garibaldi

  

La Rocca è il promontorio calcareo che sovrasta Cefalù. Alto 268 m, è Parco Urbano della Città e, nel 1997, è stato dichiarato S.I.C. (Sito d’Interesse Comunitario), per la Direttiva della Comunità Europea n. 43 del 21 Maggio 1992 (92/43/CEE). La sua composizione a calcari organogeni, con la prevalente presenza di molluschi lamellibranchi bentonici, cioè caprinidi del gruppo delle Rudiste, e inoltre idrozoi, briozoi e piccoli gasteropodi (nerinee), costituenti la cosiddetta “pietra lumachella”, rivela che la sua origine si colloca nell’arco di milioni di anni dell’era cretacica superiore (100-65 milioni di anni fa), quando si costituì un ambiente di scogliere a pelo d’acqua (reef), in seguito affiorato e solo molto parzialmente ricoperto dal flysch numidico argilloso. I movimenti tettonici e gli agenti atmosferici hanno modellato la roccia calcarea costantemente, plasmandola in forme caratteristiche e generando fessurazioni e grotte carsiche anche di notevole complessità, soprattutto sul versante di nord-est (Grotta delle Giumente e Grotta delle Colombe), nella parete a strapiombo, e Grotta delle Meraviglie (con ampia presenza di stalattiti e stalagmiti), e nell’interno stesso della rupe (Grotta del Cancello, la più grande), tutte accessibili, però, soltanto con attrezzature specifiche. Probabilmente il promontorio è un affioramento marginale del sistema montuoso delle Madonie, come suggerisce sia la natura simile delle rocce calcaree sia la vasta circolazione di acque sotterranee in grado di dar luogo a numerose sorgenti di abbondante portata, alle falde della rupe, di cui la maggiore è quella di Prissuliana (circa 600 litri al secondo).
Si tratta di un piccolo habitat completo, in cui sono presenti una flora e una fauna endemica: alle originarie piante tipiche della macchia mediterranea è stata colpevolmente sovrapposta, a fine anni ’60 del XX sec., la piantumazione di conifere e soprattutto eucalipti, del tutto estranei e dalle radici infestanti e deleterie tanto per le aree archeologiche quanto per le cavità e le fenditure carsiche; la fauna endemica, invece, è costituita, in special modo, da gabbiani e altri piccoli volatili, anche dei rapaci, che vi nidificano stabilmente, roditori, ricci, pipistrelli, rettili, insetti e persino una specie di gasteropode esclusiva di questo sito (helix mazzulli cephaloeditana).
La Rocca è stata frequentata dall’uomo fin dalla Preistoria, come dimostrano la presenza di linee incise d’oscuro significato nella Grotta delle Giumente e il rinvenimento di un notevole frammento ceramico del tipo eoliano “Capo Graziano” (XVI-XV sec. a.C.); è senza dubbio, però, l’Edificio megalitico, detto comunemente “Tempio di Diana”, sito a quota 150 m circa, la costruzione umana più antica, in particolare la cisterna a struttura dolmenica (almeno IX-VIII sec. a.C.) inglobata dal recinto di enormi blocchi di pietra squadrati e disposti, senza uso di malta, su vari filari sovrapposti, sui quali insistono altri blocchi più piccoli. L’ingresso risulta in allineamento, all’equinozio, con il sole al tramonto, come avviene in tanti altri noti monumenti della cultura “megalitica”.
È probabile che fin dall’antichità il promontorio sia stato utilizzato per il suo eccezionale valore strategico, come luogo di osservazione di un lungo tratto della costa tirrenica o del primo entroterra e come sito fortificato a difesa ed eventuale rifugio in caso di assedio: non rimangono tracce delle strutture d’età antica, limitate sono quelle bizantine e arabe, ben visibili, invece, le strutture databili dall’età normanna e federiciana (XII-XIII sec.), all’epoca angioino-aragonese (XIII-XVI sec.), fino a interventi dal XVII sec. alla seconda metà dell’800. Seguendo i due possibili percorsi s’incontrano tre poderose cinte murarie: una all’ingresso, con possenti bastioni, una seconda a muraglioni e la terza, merlata e strapiombante lungo il ciglio della rupe; al loro interno, corpi di guardia, magazzini, forni, cisterne, abitazioni, tre chiese (S. Anna, S. Venera sul Tempio di Diana e, sul versante sud, S. Calogero). In cima alla Rocca si erge l’imponente mole del Castello, le cui strutture in vista sono di epoca normanno-sveva (XII-XIII sec.), pur non potendosi escludere un impianto anteriore, mentre importanti furono i rimaneggiamenti successivi. Sul promontorio e alle sue pendici sono state attive, sino alla fine degli anni ’60 del XX sec., cave di pietra e fornaci per la calce, che hanno fornito per secoli alla Città, e non solo, materiale da costruzione: le pietre di Cefalù.

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